Philologie de la BD

 

Filologia del fumetto?

Pietro Scarnera, Une étoile tranquille.

Portrait sentimental de Primo Levi  (tr.

de l’it.), Paris, Rackham, 2015, 237 p.

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. .  . Presentato di recente presso la benemerita libreria “Tour de Babel” (10 rue du Roi de Sicile, 75004 Paris), il romanzo grafico – pardon, in buon italiano graphic Novel – è stato premiato quest’anno al Festival di Angoulême nella sua versione francese di cui ci occuperemo qui, col prestigioso Prix Révélation 2016.

. .  . L’autore, torinese nato nel 1979, vive a Bologna. Con Diario di un addio, sulla lenta scomparsa del padre, fece il suo ingresso nel mondo dei fumetti nel 2009 (selezione Komikazen dello stesso anno). L’edizione originale di Una stella tranquilla si avvaleva di una prefazione del bravo studioso di Primo Levi, Marco Belpoliti, che l’autore non manca mai di ringraziare; del resto, un punto forte del romanzo risiede appunto nell’implicazione in prima persona dell’autore, un giovane che svolge – con l’amica – una specie di inchiesta sulla persona quasi mitica di Primo Levi. Ma in questa sede, come annunciato, ci interesseremo soprattutto all’edizione francese, con traduzione di S. Zas riletta da S. Détré.

EtoileTranquille, 182-83E intanto, piace segnalare un testo leggibile, pulito, con pochissimi refusi (un Millionario – ma in it. ovviamente – sembra quasi più defilippiano di De Filippo), e una lingua francese molto decente (si segnala un “n’a pas fait long feu” per “a fait long feu”, cioè “non ha funzionato, è durato poco”, a p. 226, ma ormai è questa una venialissima pecca, invalsa nei media audio, video e scritti di Francia). Infatti, da un punto di vista testuale che potrebbe coinvolgere anche il nostro futuro Master Pro di traduzione, le scelte nella lingua di destinazione (LD), per lo meno in testi letterari e paraletterari (cataloghi, elenchi, scritti storici, ricettari ecc.), sono interessanti da seguire e certamente una spia su strati poco appariscenti del testo originale nella lingua originaria (LO). Ma questo, vogliamo sperare, è ora risaputo.

. .  . Come non era prevedibile, la preparazione di Pietro Scarnera, la grande serietà della sua documentazione, l’acribia dei suoi rimandi a fonti verificabili (ad esempio, per dirne una, l’archivio lombardo dei Beni Culturali), la precisione degli scorci della città che lui presenta, Torino, oppure l’uso di interviste, carteggi, dichiarazioni effimere… sono davvero impressionanti. Si veda a p. 19, lo schizzo di Primo scolaro disegnato dal compagno G. Lattes (fonte citata a p. 225), oppure p. 50 (fonte: 226), 62-64 (e relativa p. 227 con opere di Mušič), ecc. Ma così pure gli autori assai precisi e rari che lui ha saputo reperire e sa usare opportunamente, da Nico Orengo (tra l’altro, presente come poeta nel nostro antico Printemps Italien, Paris 1977, sezione “Modernes tribus”) a Mladen Machiedo (di cui, in altri tempi, si occupò la rivista Langues Néo-Latines). Il nuovo testo in LD scandisce e fissa nel tempo (storico) quelle scelte ideologiche non sempre evidenti nei sottintesi e le connotazioni del testo originale (in LO): è questo il ruolo ermeneutico del tradurre, a bella posta sfruttato. Insomma, filologia – o forse meglio qui, filolografia – impeccabile. Certo il termine può sorprendere, ma – scartato filografia che viene usato anche per opere eseguite con fil di ferro (e, guarda il caso, Primo Levi si divertiva a creare maschere, animali, oggetti, appunto con il fil di rame usato nella sua fabbrica di SIVA) –, non trovo di meglio. Ad ogni modo, è vero (p. 83) che ci sono molti Levi in Levi: e anche Ulisse, l’eroe Odysseus, di cui volle adottare un’espressione emblematica per il proprio epitaffio: “hos polla planchthè”, qui erra si longtemps. Da una visuale filolografica, dunque, il libro è riuscito assai bene. Anche il fatto che sia rilegato – quasi come un classico inglese old style – è piacevole.

. .  . Ma, e questo è più raro ancora, la versione francese è stata attenta anch’essa alla filologia dei passi citati. Così, scartato giustamente il vecchio J’étais un homme del 1961, non più ristampato, in cui il capitolo de “I sommersi e salvati” era stato reso con “Les vainqueurs et les vaincus” (sic), il capitolo è correttamente riportato come “Les élus et les damnés” (trad. Schruoffeneger, 1987), con un’aria vagamente cristiana (p. 61), mentre diventa in quanto titolo di libro Les rescapés et les naufragés nella traduzione più corretta di A. Maugé, 1989 (p. 63, e rispettivi rimandi a pp. 227 e 233). Oserei segnalare che, nel mio saggio “Primo Levi et la traduction radicale”, del 1992, poi accresciuto per un omaggio a Pierre Laroche delle nostre Chroniques Italiennes (2002), proponevo – non poco, et pour cause, suggestionato da Dante – “disparus [o addirittura engloutis] et rescapés”: vedi adesso Web-PDF 69, p.196 (e nota). Non solo questa puntualizzazione è generalmente ignorata dagli specialisti italiani di Levi, ahinoi, ma in una recensione (per “Italinemo”), si citava proprio a non proposito “I sommersi e i dannati” (corsivo mio), semplice distrazione ovviamente.

. .  . Auguriamo al giovane filolografico, specie se dovesse interessarsi in futuro ad altri personaggi di quella letteratura italiana di cui ci occupiamo, tutto il successo che merita.

J.-Ch. Vegliante

ed. Rackham  (Paris)

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