UN DON PASQUALE IN BIANCO E NERO

Michele Pertusi: “l’ultima grande opera buffa della tradizione napoletana”

Al Palais Garnier (dal 22 marzo al 16 aprile 2019): ripresa della messinscena di Damiano Michieletto.

 

L’opera Don Pasquale, allestita per la prima volta nel 1843, benché meno conosciuta rispetto ad altre opere di Donizetti, merita il suo successo. Dal 22 marzo al 16 aprile 2019, il Palais Garnier ha riallestito, per il secondo anno, il Don Pasquale di Damiano Michieletto (regia).

Chi la fa l’aspetti!

Don Pasquale (Michele Pertusi), in preda alla questione dell’invecchiamento, adotta un atteggiamento giovanilistico. Affinché possa aiutarlo, confida al suo amico Dottor Malatesta (Christian Senn) la sua decisone di sposare una giovane donna. Nello stesso momento suo nipote Ernesto (Javier Camarena) decide di sposare Norina (Pretty Yende). In seguito al rifiuto dello sposalizio da parte dello zio, il Malatesta decide di aiutarli, iniziando uno stratagemma per ingannare Don Pasquale. Allora Norina, sotto le sembianze di un’altra donna, si sposa con Don Pasquale e lo deruba.

IMG_1

Dal buio alla luce, dal nero al bianco

La scena si svolge nell’appartamento di Don Pasquale. Un palcoscenico girevole permette di mettere in risalto le diverse stanze. Non ci sono muri: le stanze – camera, bagno, soggiorno, salotto e garage – sono solo rappresentate dalle porte e dall’arredamento. Sospeso sopra la scena, il tetto incarna l’unità dello spazio.

Benché divisa in tre atti, l’opera è rappresentata in due parti, separate da un entracte. Alla fine della prima parte, la promessa Norina si trasforma in casalinga autoritaria. Allora interviene la rottura tra Norina e Don Pasquale, che viene messa in risalto dal cambiamento di arredamento. L’arredamento desueto di Don Pasquale è sostituito da un arredamento design. Dal nero intenso, si passa al bianco immacolato all’inizio della seconda scena.

IMG_2

Il trucco dell’inserto

Installato a sinistra del palcoscenico, un green screen permette la ripresa in diretta. L’immagine proiettata, dopo la sostituzione del verde da un’immagine, serve da sfondo alla scena. Michieletto indica che la tecnica dell’inserto mette in rilievo il distacco tra i sogni dei personaggi e la realtà. Viene spesso utilizzato per criticare i gusti borghesi di Norina e del Dottor Malatesta. Altri trucchi sono usati. All’inizio esce dal camino un fumo artificiale per sottolineare la tranquillità di Don Pasquale prima dell’inganno.

Pupi napoletani e raffigurazione

La tensione aumenta tra gli sposi fino allo schiaffo di Norina a Don Pasquale. Allora Don Pasquale canta fuoriscena mentre tre marionettisti recitano di nuovo la scena del ricordo. È l’unica scena veramente corale della rappresentazione.

Lo scambio di messaggi tra i personaggi permette l’inganno fatto sull’identità del mittente e i quiproquo. In questa messinscena, la lettera è sostituita dal telefonino. Gli spettatori sentono più volte lo squillo e il vibratore caratteristico dell’iPhone. Questa mimesi rende i topoï sonori del mondo odierno. Rafforza così l’autonomia data all’orchestra da Donizetti.

Norina, femminista ante litteram?

Vero è che Norina, in quanto unico personaggio femminile, ha un’importanza centrale nell’intreccio. È la sua capacità di far la commedia che le permette di sposare Don Pasquale. Tuttavia le sono associati i soliti attributi della donna nelle arti: venalità, cattiveria, gentilezza e ingenuità. Più che il profilo di una donna forte, si dipinge quello di una donna stereotipata. Notiamo che le sue scelte sono sempre convalidate da un uomo. Ciò perché la sua elevazione sociale non le conferisce né autonomia di pensiero né libertà di aspetto. Se riveste nella prima parte un vestito da monaca, nella seconda è vestita da un abito da sera rosso: Norina incarna una funzione sociale dettata dal suo essere donna di pietà e poi di seduzione.

IMG_3

Un finale decisivo

Michieletto dichiara trattare con maggiore “dolcezza” il personaggio di Don Pasquale. Però la scena finale contraddice quest’intenzione: Don Pasquale è costretto a sedersi su una sedia a rotelle e ad accetare il matrimonio del nipote. Mentre Norina canta la morale — « Ben è scemo di cervello / chi s’ammoglia in vecchia età » —  il matrimonio del protagonista sembra compromesso. Il destino di Don Pasquale sembra definitamente sigillato.

Paul-Amour Jouanaud

Infobox

Don Pasquale di G. Donizetti, regia di D. Michieletto, al Palais Garnier (Parigi). Recitazione in italiano, sopratitoli in francese e inglese

Foto: © Sébastien Mathé / Opéra de Paris

ASCOLTARE E “SENTIRE”, un concerto raccontato dagli studenti

IL CONCERTO DEL COMPLESSO SOLISTI PARTENOPEI A PARIGI (28 FEBBRAIO 2019, ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA) RACCONTATO DAGLI STUDENTI DI Licence 3

Con Carmen Osato (soprano), Marika Lombardi (oboe), Mirana Tutuianu (violino), Vittoria Scognamiglio (narratrice), Dore Cantella (piano), Pierfrancesco Borelli (piano e direttore dell’orchestra da camera).

Capture d’écran 2019-04-21 à 17.46.15.png

A Parigi con il complesso Solisti Partenopei in concerto

L’arte della musica del complesso i Solisti Partenopei incanta la nostra serata d’inverno indimenticabile presso l’Hotel Galliffet dell’Ambasciata d’Italia per l’anno 2019. I musicisti suonano i loro brani per pianoforte, oboe e violino con eccezionale virtuosismo. Mi piacciono l’interpretazione, la sensibilità e le sfumature degli spartiti musicali napoletani e francesi, tra Ricordi di Napoli per oboe e pianoforte del compositore Pasculli (XIXe secolo), le Canzoni Napoletane per soprano e pianoforte, fino alla storia di Babar composta da Francis Poulenc e recitata dall’attrice Vittoria Scognamiglio. La cantante lirica soprano Carmen Osato mi trasporta in uno straordinario viaggio musicale nei colori del sud d’Italia e nel cuore di Napoli con la sua interpretazione di canzoni napoletane. Il suo vestito rosso offre alla messa in scena una nota di tragica eleganza. Poi Carmen Bizet Osato affronta il repertorio di Georges Bizet per la gioia degli spettatori con l’aria di Michaela “Io dico che niente mi fa paura”. In questo concerto di musica da camera, i sei Solisti Partenopei mostrano la grande sinergia tra la cultura italiana e quella francese nel raggiungere le vette dell’arte musicale sotto la guida del direttore d’orchestra e pianista Pierfrancesco Borrelli e della direttrice artistica Dora Cantella, pianista concertista.

È stata una serata meravigliosa cullata dai ritmi della musica popolare e dotta, tra l’Italia e la Francia.

Isabelle Leduc

Capture d’écran 2019-04-21 à 17.48.50

 

Il concerto di musica all’Istituto Italiano di Cultura

L’altra sera all’Istituto Italiano di cultura abbiamo assistito, la mia professoressa, alcuni dei miei compagni e io, a un concerto di musica che doveva sottolineare i legami culturali che esistono tra Napoli e Parigi. Arrivati un po’ tardi, siamo entrati nella stanza affollata, dove sono stato subito colpito dall’apparente carattere classico di questa musica detta folklorica di origine napoletana. Infatti, l’oboe era accompagnato da un pianoforte, e questo duo mi ha ricordato per un attimo le sonate per clarinetto e pianoforte di Brahms. Soltanto l’interpretazione del pianista è stata ondeggiante, sincopata, e ha dato l’impressione di un lieve ritardo (forse desiderato) con l’oboe.

In realtà, è stato una brillante trovata: un brano classico intitolato Ricordo di Napoli della fine del XIXe secolo di Antonio Pasculli, che era un oboista e compositore italiano molto popolare a Napoli. Quindi la mia intuizione del carattere classico ma modernizzante di questa musica era giusta.

Le canzoni napoletane erano inevitabili, mentre i capricci (forma musicale propria del Barocco) mi hanno colpito grazie all’improvvisazione del violino. Questi brani si inseriscono perfettamente nella grande tradizione violinistica barocca, dove il clavicembalo (o il basso continuo, qui sostituito da un pianoforte) e il violino rivaleggiano in immaginazione. In particolare, pensiamo al violinista virtuoso Giuseppe Tartini, famoso per la sua Sonata del diavolo ; e soprattutto al più grande compositore per violino dell’epoca barocca, Arcangelo Corelli. Quest’ultimo ha lasciato una straordinaria libertà di interpretazione al musicista, con il brano finale del suo opus 5 (12 sonate per violino e cembalo), intitolato La Follia, e ha ispirato tanti diversi compositori dell’Europa barocca, per molti decenni.

Dopo è arrivata la tarantella di Rossini. Le tarantelle sono un insieme di danze e musiche tradizionali del sud dell’Italia. Quella che abbiamo sentito si intitola appunto La Danza.

Après un rêve (“Dopo un sogno”) ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità, perché è un brano di Fauré che piace molto a mia madre che lo conosce tuttavia sotto forma di un duetto tra violoncello e pianoforte – mentre qui la soprano ha sostituito il violoncello.

Ma il resto del concerto è risultato un po’ ‘stonato’, con la lunga introduzione della storia di Babar, di cui non vedo il legame che avrebbe voluto creare tra la Francia e l’Italia… Peccato, l’ambiente classico e riflessivo ha ceduto il posto ad una narrazione musicale senza grande interesse dal punto di vista poetico lato sensu.

Charles Moysan

 

La tradizione napoletana all’onore a Parigi!

Il 28 febbraio l’Istituto italiano di cultura di Parigi (IICP) ha organizzato un concerto in onore della musica popolare napoletana. La serata era divisa in due momenti. Prima, i Solisti Partenopei (cantanti e musicisti) hanno cantato dei brani lirici. In seguito, lo stesso insieme ha raccontato, in musica, la storia di Babar.

La prima parte ci è piaciuta di più perché corrispondeva all’attesa del pubblico. La seconda parte, più dedicata ai giovani, ci ha stupito. L’aggiunta di parole in dialetto nella storia non bastava a darle un tocco napoletano.

Le condizioni offerte dalla sala non erano ottime. La sala era affollata, tanta gente era in piedi, ciò malgrado la prenotazione web. Rispetto all’organizzazione dei luoghi culturali parigini, l’accesso libero alla sala ci è comunque sembrato più simpatico, benché un po’ “anarchico”. Speriamo di potere tornare presto all’IICP!

Paul-Amour Jouanaud

Chers adhérents de Nos Italies,

Voici la newsletter des événements à suivre dans les prochaines semaines

 

mercredi 18, 19h – 21h, Musée du Louvre

Visite de la Grande Galérie (Galérie des Italiens)

guidée par Typhenn Le Guyader

 

jeudi 19, 17h30 – 19h, site Censier

13 rue Santeuil, salle 016 (rdc)

Chorale italienne ‘Adélin C. Fiorato’, dirigée par Michela Murru

 

jeudi 19, 18h30 – 20h30 (salle D17, Censier, bât. modulaire)

Projection du film sur Naples Les miracles ont le goût du ciel (Anatomia del miracolo,

2015) en présence de la réalisatrice Alessandra Celesia

 

mercredi 25, 17h30 – 19h, Maison de la recherche

4 rue des Irlandais (salle Mézanine)

Chorale italienne ‘Adélin C. Fiorato’, dirigée par Michela Murru  

 

Venez nombreux !

Nos Italies- Paris 3

16299216_1085373591585371_8224209637750865535_n

Initiatives mois octobre 2017

 

mer 4 oct (15h-18h) : Nos Italies présente à la Semaine de vie du Campus

 

slogan.png

A l’occasion de la Semaine de Vie du Campus l’association Nos Italies-Paris 3 sera présente                      et vous accueillera autour d’un morceau de panettone

Quand ? 4 OCTOBRE, 15-18h

Où ? Campus Censier (parvis)

 

De nombreuses activités gratuites seront présentées :

– Tandem Linguistique

– Chorale italienne A.C.Fiorato, ouverte à tous

– Projet Migr’Ens au musée du Louvre

 

Et bien plus encore…

Les inscriptions sont ouvertes, la cotisation annuelle est de 2 € seulement. Le calendrier des activités du mois d’octobre est disponible au stand de l’association.

Venez nombreux vous renseigner !

A très bientôt,

 Loghi

16299216_1085373591585371_8224209637750865535_n.png

mer. 27 sept. : rencontre + AG

Capture d’écran 2017-09-23 à 17.53.14.png
16299216_1085373591585371_8224209637750865535_n  Chères Ami(e)s de Nos Italies-Paris 3,
   Notre Association a le plaisir de vous convier à une rencontre
de présentation de ses activités le prochain
 
mercredi 27 septembre 2017 à 18 heures, 
à la Bibliothèque d’italien (Centre Bièvre, 5e étage).
Nous profiterons de cette occasion pour présenter les activités de l’association
(chorale, tandem linguistique, sorties, ateliers, etc…) et pour recueillir vos idées et suggestions.
Vous désirez vous investir dans la vie associative
et partager votre passion pour l’Italie?
C’est l’occasion!
Nous procéderons également à l’Assemblée générale qui élira le nouveau bureau et définira un partage des tâches pour faire vivre l’association.
N’hésitez pas à nous contacter pour plus d’informations.
La rencontre sera suivie par un apéritif à l’italienne.
Vous pouvez apporter du sucré, du salé, des boissons, à votre convenance.
SVP, veuillez nous confirmer votre présence par retour de mail. Merci.
Au plaisir de vous retrouver à cette occasion !
 Loghi
Chorale_fly+affiche

Le siècle migratoire des Italiens

L’exposition Ciao Italia ! au Musée national de l’Histoire de l’Immigration, à Paris (jusqu’au 10 septembre 2017), retrace le parcours d’Italiens et d’Italiennes partis pour la France. Entre 1860 et 1960, deux millions d’Italiens quittent leur pays natal. Cet événement prit le nom de « phénomène d’Ulysse collectif ».

vespa_expo A. Tommasi nous montre dans un de ses tableaux de 1896, La partenza degli emigranti italiani, que, aussi bien les Italiens résidant au Nord que ceux venant du Sud quittent le pays. En effet, nous pouvons observer des femmes avec les foulards noués derrière la tête, signe qu’elles viennent des régions du sud, mais également des femmes dont le foulard est noué sur le devant de la tête, signe qu’elles viennent du nord de l’Italie.

Ainsi notre parcours à travers l’exposition commence par la représentation de l’Unité italienne avec l’image de Garibaldi (1807-1882), figure fondamentale de l’Histoire du pays. En effet lorsqu’il fut au commandement des Camicie rosse, il conquit le Meridione. Ensuite nous nous retrouvons face à la problématique du racisme contre les Italiens. On les appelait alors les Macaroni ou encore les Ritals, deux termes péjoratifs stigmatisant la communauté. Il ne s’agit ici que de mots mais malheureusement ceux-ci furent également accompagnés de massacres d’Italiens comme celui d’Aigues-Mortes en 1893 : le 16 août 1893, un Italien est accusé d’avoir lavé son pantalon dans l’eau potable et c’est l’origine d’une querelle entre Français et Italiens qui va dégénérer. Les Italiens se munirent de pelles et de bâtons et blessèrent quatre Français, la nouvelle se répandit vite et fut transformée : les Français racontèrent que les Italiens avaient tué trois Français, s’ensuivit une véritable chasse à l’Italien. Quelques années auparavant une autre querelle contre les Italiens avait eu lieu et ce furent « Les vêpres marseillaises », en 1881.

MINE

L’Italie connut un retard économique important par rapport à ses voisins européens. Cette pauvreté alimenta au delà des frontières une image de « l’Italien qui ne peut même pas nourrir ses enfants ». Mais que faisaient ces immigrés Italiens en France ? L’exposition nous raconte l’histoire de ces hommes immigrés en France travaillant comme ouvriers. Les Français, en effet, faisaient effectuer aux Italiens les travaux les plus dangereux et les plus pénibles. En Italie, fleurissent des affiches d’enrôlement de mineurs pour la France dès 1949.

2926bb971e603ed94ef1e0c15c50dd27

On découvre également la vie des peintres à Montparnasse ou encore d’artistes au cirque avec les Fratellini. Les femmes italiennes ont également marqué l’histoire en devenant modèles pour de grands artistes, comme Rodin par exemple. De nombreuses inventions, encore très célèbres aujourd’hui, sont également attribuées à des Italiens, comme la machine à écrire Olivetti ou bien les articles de danse classique de Repetto.

L’image péjorative de l’Italien ne s’atténue qu’avec le boom économique survenu entre 1950 et 1970. Le conflit de la seconde guerre mondiale avait fait beaucoup de tort à l’image de l’immigré italien, souvent détesté et assimilé au fascisme. Cependant, la Guerre Froide fait naître de nouvelles rancœurs et l’Italie retrouve un rôle d’allié. L’intégration des Italiens en Europe devient telle que leurs différences s’amoindrissent. Ainsi de la différence, l’Italien passe à la transparence.

Pour achever notre parcours, nous nous retrouvons face à une nouvelle Italie, non plus terre d’immigrés mais terre d’accueil. Depuis la fin des années 1970, le pays connaît un flux migratoire provenant de plusieurs continents d’où les gens fuient la guerre et la pauvreté. Cette exposition nous permet d’en apprendre davantage sur la figure de l’italien immigré, au delà des plus célèbres. Elle nous fait partager l’histoire de ceux qui ont été oubliés de l’Histoire et retrace les moments importants de leur vie, leurs jeux, leur religion, leurs métiers, leur famille et nous rapproche de ces hommes et de ces femmes qui ont su apporter un peu de leur Italie jusqu’en France.

 

Laura Orefice et Lisa Robinault

étudiantes (L3) au dépt. études italiennes et roumaines

La ville de Gênes au Louvre

unnamed

Cher.es étudiant.es,

La ville de Gênes est à l’honneur en ce moment au musée du Louvre.

La commissaire de l’exposition, Federica Mancini, sera notre invitée dans le cadre du cours de Muséologie (Master pro) en 2018.

Elle dévoilera cette belle exposition dans une conférence le prochain 26 juin, à 12h30, à l’Auditorium du Louvre.

À l’occasion de la publication de l’Inventaire général des dessins de l’école génoise du musée du Louvre, qui compte 463 feuilles, le public est invité à découvrir la grandeur artistique de cette ville grâce à un parcours de plus de 80 dessins, ponctué par des estampes et des tableaux. De Luca Cambiaso jusqu’à Alessandro Magnasco, cette exposition présente les feuilles les plus significatives, accompagnées de découvertes, avec deux objectifs : illustrer le travail de recherche sur le fonds de la collection et dévoiler la finesse et l’élégance des artistes qui ont fait la renommée de cette république maritime entre le 16e et le 18e siècle.

En lien avec l’expositon « Dessiner la grandeur. Le dessin à Gênes à l’époque de la République » du 15 juin au 25 septembre (rotonde Sully)

Dessiner la grandeur - copie