Libri a confronto V. Il faccia a faccia proposto dagli studenti di L3

BAJANI-VASTA : RACCONTARE I DESTINI UMANI

  • Un bene al mondo, Andrea Bajani, Einaudi, Torino, 2016, 16,50€, pp. 144
  • Spaesamento, Giorgio Vasta, Laterza, Bari, 2010, 9,50€, pp. 128

Andrea Bajani e Giorgio Vasta, due scrittori italiani contemporanei, vivono entrambi a Torino. Il primo ci racconta la storia del « Dolore » in quanto fantasma dell’infanzia in un ambiente poetico-favoloso. Il secondo rincasa in Sicilia per dare un’occhiata alle rovine post-Berlusconi.

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Un bene al mondo racconta l’infanzia del protagonista, il cui nome non viene rivelato. È scritto sotto forma di favola per bambini. La storia inizia con la solita frase: “C’era una volta”. Dall’inizio, il narratore svela al lettore che la storia non sarà del tutto favolosa. Infatti, il tema principale del romanzo è il sentimento di dolore che appare in quanto personaggio eponimo: il Dolore. Assume l’aspetto di un cane che segue il protagonista dappertutto. La personificazione radica il romanzo in un mondo poetico col quale il protagonista interagisce attraverso il Dolore. Fra i temi affrontati: il legame con i genitori, l’infanzia, il primo amore, il passaggio all’età adulta, le perdite d’identità… Un bel romanzo di formazione da non perdere!

 

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Invece Spaesamento è la storia di un ritorno. Il protagonista rincasa a Palermo, sua città natale, per tre giorni di vacanza. Descrive i cambiamenti della città dalla sua infanzia. Diventato forestiero in paese, descrive con una lingua realistica, nonché funzionale, la banalità della vita, fatta di particolari insignificanti. Realizza una sorte di indagine antropologica, ambientata nel 2010, alla fine degli anni di Berlusconi a capo dello Stato italiano. Tutto sembra confluire verso la medesima figura come se l’Italia fosse stata totalmente stordita da essa. Così, dopo il Cavaliere, dopo che il mondo è cambiato, che sono scomparsi i bar nel centro storico di Palermo, riappare la necessità di un pensiero autonomo. Si tratta in realtà di una Sicilia bella e perduta in preda alla necessità di continuare a vivere. Un panorama affascinante, benché un po’ negativo.

I due romanzi sono legati dal senso di estraneità sviluppato dai protagonisti.  Nel corso delle storie, i protagonisti non riconoscono più i loro posti preferiti. Persi nel mondo, perdono la loro identità. Nel primo caso, si impara a diventare adulti, malgrado il « Dolore ». Nel secondo, riscattato il ricordo, si riconquista il paese della propria infanzia con l’osservazione e si ricollega la vita quotidiana con il mondo.

Vi consigliamo di seguire il cammino poetico del Bajani. Ci rimanda sempre al principio della vita e ci meraviglia! Alla nostalgia del Vasta preferiamo la vitalità del Bajani.

Paul-Amour Jouanaud

 

 

Libri a confronto IV. Il faccia a faccia proposto dagli studenti di L3

FABRIZIO DE ANDRÉ “ORA E SEMPRE”

Intellettuale mai scontato, poeta non allineato, figlio artistico di George Brassens, « il » cantautore per antonomasia torna a far parlare di sé a vent’anni dalla sua scomparsa.

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I libri sono :

Enzo Gentile, Amico Faber : Fabrizio de André raccontato da amici e colleghi, Hoepli Editore, pagg. 250, euro 14,99

Tommaso Guerrieri, Fabrizio De André. E il mio cuore le restò sulla bocca, Ediz. Clichy, pagg. 129, euro 15,50

Essi ci propongono due nuovi punti di vista sulla figura di questo immenso artista. Non siamo di fronte ad un’ennesima bibliografia poiché aggiungere qualcosa di nuovo e di inedito sarebbe stata un’impresa difficile e non originale.

 

Tommaso Guerrieri si pone un quesito e da questo sviluppa il suo libro: come ha potuto, un uomo così singolare, fuori dalla schemi, anarchico in ogni aspetto della sua vita, essere tanto amato e presente nella vita della gente?

Invece Enzo Gentile sposta il focus dell’osservazione e lascia parlare gli amici e i colleghi del cantautore. Faber, per coloro che non conoscono l’aneddoto, non è altro che un appellativo dato dallo scomparso attore e amico Paolo Villaggio a De André per la sua passione per le matite Faber – Castell. Gentile rintraccia il quid che rende il discorso di De André universale, prescindendo dal suo credo politico e/o musicale e ce lo racconta attraverso il ricordo delle persone che lo hanno amato.

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Alla luce di quanto scritto consigliamo caldamente la lettura di Fabrizio De André. E il mio cuore le restò sulla bocca poiché è un libro delicato. Guerrieri in questo libro si allontana dai luoghi comuni presenti in tanti libri precedenti e racconta l’aspetto umano e poetico del cantautore. Ci offre in una quarantina di pagine pensieri e parole ed anche una bella foto regalandoci uno splendido manifesto poetico dell’indimenticabile Fabrizio De André.

 

Barbara Lorizzo

LIBRI A CONFRONTO III. Il faccia a faccia culturale proposto dagli studenti di L3

UN TUFFO NELL’UNIVERSO FEMMINILE

Due libri italiani di grande successo ci parlano dell’universo femminile : un libro di narrazione e un libro storico.

Quello che so sulle donne, Adessoscrivo, 2018, Rizzoli, Milano, pagg. 220, 16 euro.

Storie della buonanotte per bambine ribelli, Francesca Cavallo, Elena Favilli, 2017, Rizzoli, Milano, pagg. 224, 19 euro.

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Adessoscrivo, pseudonimo di un giovane scrittore del web, svela nel suo romanzo Quello che so sulle donne il presunto lato misterioso di ogni donna. Questo cosiddetto mistero viene descritto dall’autore come l’incomprensione degli uomini nei confronti delle donne. Si tratta di un particolare che le rende enigmatiche e speciali agli occhi loro. Lo scrittore presenta il personaggio di William, psicologo che ha salvato molte donne dalla depressione e dall’anoressia. William, grazie alla sua esperienza, riesce a far emergere nelle donne la parte che cercano di nascondere. Ed è proprio questo che attira gli uomini.

Francesca Cavallo e Elena Favilli propongono invece in Storie della buonanotte per bambine ribelli 100 esempi femminili in quanto simboli di forza e coraggio: personaggi reali che hanno cambiato il mondo, ciascuno alla sua maniera, come Malala Yousafzai o Michelle Obama. Lo scopo è inspirare tutte le bambine « ribelli » e incitarle a cambiare il mondo. Ciò vuol dire andare contro le regole della società per costruire un mondo migliore, più al femminile. La scelta sulle «  storie della buonanotte » è strategica essendo, la notte, momento di riflessione, e quindi più produttivo e più intimo. Una delle scrittrici ci suggerisce parole significative, indirizzate a queste bambine: « Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi. C’era una volta una bambina che amava le macchine e amava volare; c’era una volta una bambina che scoprì la metamorfosi delle farfalle.. ».

Le due opere mirano un pubblico vasto. Per un primo “tuffo” nell’universo femminile consigliamo ai lettori: le Storie della buonanotte per bambini ribelli. È un primo approccio femminile attraverso esempi concreti del nostro quotidiano.

Omayma Lahiou

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UN DON PASQUALE IN BIANCO E NERO

Michele Pertusi: “l’ultima grande opera buffa della tradizione napoletana”

Al Palais Garnier (dal 22 marzo al 16 aprile 2019): ripresa della messinscena di Damiano Michieletto.

 

L’opera Don Pasquale, allestita per la prima volta nel 1843, benché meno conosciuta rispetto ad altre opere di Donizetti, merita il suo successo. Dal 22 marzo al 16 aprile 2019, il Palais Garnier ha riallestito, per il secondo anno, il Don Pasquale di Damiano Michieletto (regia).

Chi la fa l’aspetti!

Don Pasquale (Michele Pertusi), in preda alla questione dell’invecchiamento, adotta un atteggiamento giovanilistico. Affinché possa aiutarlo, confida al suo amico Dottor Malatesta (Christian Senn) la sua decisone di sposare una giovane donna. Nello stesso momento suo nipote Ernesto (Javier Camarena) decide di sposare Norina (Pretty Yende). In seguito al rifiuto dello sposalizio da parte dello zio, il Malatesta decide di aiutarli, iniziando uno stratagemma per ingannare Don Pasquale. Allora Norina, sotto le sembianze di un’altra donna, si sposa con Don Pasquale e lo deruba.

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Dal buio alla luce, dal nero al bianco

La scena si svolge nell’appartamento di Don Pasquale. Un palcoscenico girevole permette di mettere in risalto le diverse stanze. Non ci sono muri: le stanze – camera, bagno, soggiorno, salotto e garage – sono solo rappresentate dalle porte e dall’arredamento. Sospeso sopra la scena, il tetto incarna l’unità dello spazio.

Benché divisa in tre atti, l’opera è rappresentata in due parti, separate da un entracte. Alla fine della prima parte, la promessa Norina si trasforma in casalinga autoritaria. Allora interviene la rottura tra Norina e Don Pasquale, che viene messa in risalto dal cambiamento di arredamento. L’arredamento desueto di Don Pasquale è sostituito da un arredamento design. Dal nero intenso, si passa al bianco immacolato all’inizio della seconda scena.

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Il trucco dell’inserto

Installato a sinistra del palcoscenico, un green screen permette la ripresa in diretta. L’immagine proiettata, dopo la sostituzione del verde da un’immagine, serve da sfondo alla scena. Michieletto indica che la tecnica dell’inserto mette in rilievo il distacco tra i sogni dei personaggi e la realtà. Viene spesso utilizzato per criticare i gusti borghesi di Norina e del Dottor Malatesta. Altri trucchi sono usati. All’inizio esce dal camino un fumo artificiale per sottolineare la tranquillità di Don Pasquale prima dell’inganno.

Pupi napoletani e raffigurazione

La tensione aumenta tra gli sposi fino allo schiaffo di Norina a Don Pasquale. Allora Don Pasquale canta fuoriscena mentre tre marionettisti recitano di nuovo la scena del ricordo. È l’unica scena veramente corale della rappresentazione.

Lo scambio di messaggi tra i personaggi permette l’inganno fatto sull’identità del mittente e i quiproquo. In questa messinscena, la lettera è sostituita dal telefonino. Gli spettatori sentono più volte lo squillo e il vibratore caratteristico dell’iPhone. Questa mimesi rende i topoï sonori del mondo odierno. Rafforza così l’autonomia data all’orchestra da Donizetti.

Norina, femminista ante litteram?

Vero è che Norina, in quanto unico personaggio femminile, ha un’importanza centrale nell’intreccio. È la sua capacità di far la commedia che le permette di sposare Don Pasquale. Tuttavia le sono associati i soliti attributi della donna nelle arti: venalità, cattiveria, gentilezza e ingenuità. Più che il profilo di una donna forte, si dipinge quello di una donna stereotipata. Notiamo che le sue scelte sono sempre convalidate da un uomo. Ciò perché la sua elevazione sociale non le conferisce né autonomia di pensiero né libertà di aspetto. Se riveste nella prima parte un vestito da monaca, nella seconda è vestita da un abito da sera rosso: Norina incarna una funzione sociale dettata dal suo essere donna di pietà e poi di seduzione.

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Un finale decisivo

Michieletto dichiara trattare con maggiore “dolcezza” il personaggio di Don Pasquale. Però la scena finale contraddice quest’intenzione: Don Pasquale è costretto a sedersi su una sedia a rotelle e ad accetare il matrimonio del nipote. Mentre Norina canta la morale — « Ben è scemo di cervello / chi s’ammoglia in vecchia età » —  il matrimonio del protagonista sembra compromesso. Il destino di Don Pasquale sembra definitamente sigillato.

Paul-Amour Jouanaud

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Don Pasquale di G. Donizetti, regia di D. Michieletto, al Palais Garnier (Parigi). Recitazione in italiano, sopratitoli in francese e inglese

Foto: © Sébastien Mathé / Opéra de Paris

LIBRI A CONFRONTO II. Il faccia a faccia culturale, proposto dagli studenti di L3

LE “IDENITITÀ” DEI PERSONAGGI PIRANDELLIANI

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  • Luigi Pirandello; “Uno, nessuno e centomila”, Newton Compton Editori, Roma, [1925] 2013, pp. 126, 0,99€.

Il libro ha come protagonista Vitangelo Moscarda, un uomo che dopo un commento della moglie sul suo naso (“Credevo ti guardassi da che parte ti pende”), perde completamente coscienza della sua identità ed entra in una spirale di follia. La scrittura di Pirandello è astutamente umoristica e didattica al tempo stesso. Leggendo questo libro si ride ma talvolta si tratta di un riso un po’ amaro: ci si rende conto che alcuni pensieri estremamente contorti di Moscarda li abbiamo almeno una volta avuti anche noi.

Riuscirà dunque questo libro a farvi perdere la testa? O forse vi farà perdere la ragione?

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  • Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, Giunti Editore, Firenze, [1904] 1994 pp. 287, 9,30€.

Il protagonista è Mattia Pascal e il suo alter ego Adriano Meis. Il racconto è scritto in prima persona e narra le vicende che hanno portato il protagonista ad essere il “fu” di sé stesso. Dopo essere stato creduto morto Mattia adotta una nuova identità, quella Adriano Meis appunto. Ciò lo porterà ad affrontare diverse peripezie, perdendosi così tra varie identità. Pirandello racconta un altro modo d’essere in crisi d’identità con tono esilarante e attraverso delle situazioni assurde.

Ambedue i libri dell’autore trattano la tematica della crisi d’identità,. Quest’ultima è infatti vista nella conseguenza del suo aspetto confusionale, dei cambiamenti che porta alla persona, il senso di smarrimento e lo stato di follia che ne genera. Per gli amanti quindi di un’analisi di sé stessi, dello sguardo degli altri e dell’influenza della società su di noi, i libri sono entrambi perfetti. Tuttavia, “Uno, nessuno e centomila” ha una trama più lineare e semplice: tutto gira intorno ad un solo personaggio e alla sua relazione col mondo esterno, un personaggio dunque che si preoccupa del giudizio e dell’interpretazione altrui. Questo ci aiuta a seguire meglio le vicende e a poter capire con più chiarezza quel che succede.

Il fu Mattia Pascal”, pur trattando sempre del problema identitario, causato non solo da un errore amministrativo ma anche da una crisi personale, rende la lettura e la sua comprensione più complicata. La trama è infatti arricchita con più (forse troppi) eventi : i viaggi, i problemi personali ed i discorsi sull’eredità. Questo porta il lettore a dover rileggere alcuni passaggi e può appesantire la lettura.

Lasciatevi dunque trasportare dalla spirale psicologica di Vitangelo Moscarda e penetrate nel mondo autoriale di Pirandello. Ciò sarà fonte di un insegnamento logico e razionale in mezzo ad una confusione di pensieri e d’interpretazioni che sembrano non avere via d’uscita.

Clelia Prete

LIBRI A CONFRONTO. Il faccia a faccia culturale, proposto dagli studenti di L3

I TORBIDI RETROSCENA DELLA GUERRA  

Le assaggiatrici Rosella Postorino, Feltrinelli, 285 pagine, 17 €. Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018.

La paranza dei bambini, Roberto Saviano, Feltrinelli – 347 pagine – 18,50 €

Parliamo di due libri basati su fatti reali:

Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk, assaggiatrice per Hitler nella caserma di Krausendorf in Prussia, racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola. Roberto Saviano, attraverso una narrazione ansimante, affronta in questo romanzo una realtà napoletana terrificante legata alla cronaca più che alla fantasia.

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La vita quotidiana nella tana del lupo

Siamo nel 1943 vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler in Prussia. Hitler ha paura di essere avvelenato. Prende a caso una decina di donne del posto affinché siano le assaggiatrici dei suoi pasti. Tra queste Rosa ha ventisei anni ed è arrivata da Berlino appena una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito che combatte sul fronte russo. Quando Rosa entra per la prima volta nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. Le SS posano sotto i suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono. Ma la fame è piu forte della paura. « Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame ». Con le altre compagne di sventura rischia la vita ad ogni boccone e, dopo aver terminato il pasto, deve restare durante un’ora sotto osservazione in caserma. Le SS studiano le reazioni per essere sicure che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell’atmosfera chiusa della mensa forzata, sotto lo sguardo dei carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è la straniera, la « berlinese » : è difficile per lei ottenere benevolenza.

L’autrice dirige con sicurezza il coro delle assaggiatrici, definisce i loro caratteri e mantiene una suspense estrema. Il lettore trema ad ogni cucchiaiata, ad ogni boccone, ad ogni assaggio. Chi sono queste ragazze prese in trappola ? Chi morirà per prima ? Le une tradiranno le altre ? Quale sono le loro sperenze ? E se una di loro fosse una spia ? Tutte queste domande si accavallano in questo straziante romanzo.

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Vivi a Napoli e poi muori

Dopo il successo internazionale del suo primo libro Gomorra che descriveva la realtà economica della Camorra e della criminalità organizzata, Roberto Saviano, giornalista, scrittore et sceneggiatore, vive sotto scorta dal 2006. Saviano dedica il suo primo romanzo la Paranza dei Bambini a un nuovo fenomeno criminale napoletano: le baby-gang di Napoli del quartiere di Forcella.

La Paranza dei bambini è la storia di un gruppo di ragazzi tra dieci e diciotto anni, decisi a conquistare Napoli.

Sono ragazzini che si spostano con il motorino e sparano all’impazzata con pistole, controllando le strade del quartiere. Sono ragazzini che non hanno paura né del carcere né della morte. Non vogliono una vita banale come quella dei loro genitori. Sanno che l’unica possibilità a loro disposizione è quella di giocarsi subito la vita. “I soldi li ha chi se li prende, non chi sta ad aspettare che qualcuno glieli dia”. Desiderano occupare il posto lasciato vacante dai ormai anziani mafiosi. Paranza è diventato il soprannome dei gruppi di camorristi che pullulano a Napoli. La paranza è il nome delle barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca, la paranza napoletana inganna le persone che poi ammazza.

Un affresco dolente e potente su una generazione criminale appena nata e già perduta. Crudo, violento, con dialoghi vibranti e l’uso di un dialetto raffinato, il romanzo lascia un retrogusto amaro, e dà un colpo allo stomaco e ci mostra un universo senza scampo.

Entrambi i libri sono basati su fatti reali e ci mostrano i torbidi retroscena dei due “guerre” durante due momenti storici diversi e in due geografie lontane. Quello di Rosella Postorino, vincitrice del premio Campiello 2018 è senz’altro un tuffo nella realtà nascosta della seconda guerra mondiale, quello di Roberto Saviano galleggia sulla violenza odierna della camorra napoletana. Ai lettori lasciamo la scelta su quale romanzo leggere per primo e tuttavia ci sembra importante sottolineare che raramente la storia nazista è stata raccontata attraverso lo sguardo del popolo tedesco, non ebreo, che ha subito anche egli la violenza dei dirigenti dello stato.

Josée Lille

ASCOLTARE E “SENTIRE”, un concerto raccontato dagli studenti

IL CONCERTO DEL COMPLESSO SOLISTI PARTENOPEI A PARIGI (28 FEBBRAIO 2019, ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA) RACCONTATO DAGLI STUDENTI DI Licence 3

Con Carmen Osato (soprano), Marika Lombardi (oboe), Mirana Tutuianu (violino), Vittoria Scognamiglio (narratrice), Dore Cantella (piano), Pierfrancesco Borelli (piano e direttore dell’orchestra da camera).

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A Parigi con il complesso Solisti Partenopei in concerto

L’arte della musica del complesso i Solisti Partenopei incanta la nostra serata d’inverno indimenticabile presso l’Hotel Galliffet dell’Ambasciata d’Italia per l’anno 2019. I musicisti suonano i loro brani per pianoforte, oboe e violino con eccezionale virtuosismo. Mi piacciono l’interpretazione, la sensibilità e le sfumature degli spartiti musicali napoletani e francesi, tra Ricordi di Napoli per oboe e pianoforte del compositore Pasculli (XIXe secolo), le Canzoni Napoletane per soprano e pianoforte, fino alla storia di Babar composta da Francis Poulenc e recitata dall’attrice Vittoria Scognamiglio. La cantante lirica soprano Carmen Osato mi trasporta in uno straordinario viaggio musicale nei colori del sud d’Italia e nel cuore di Napoli con la sua interpretazione di canzoni napoletane. Il suo vestito rosso offre alla messa in scena una nota di tragica eleganza. Poi Carmen Bizet Osato affronta il repertorio di Georges Bizet per la gioia degli spettatori con l’aria di Michaela “Io dico che niente mi fa paura”. In questo concerto di musica da camera, i sei Solisti Partenopei mostrano la grande sinergia tra la cultura italiana e quella francese nel raggiungere le vette dell’arte musicale sotto la guida del direttore d’orchestra e pianista Pierfrancesco Borrelli e della direttrice artistica Dora Cantella, pianista concertista.

È stata una serata meravigliosa cullata dai ritmi della musica popolare e dotta, tra l’Italia e la Francia.

Isabelle Leduc

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Il concerto di musica all’Istituto Italiano di Cultura

L’altra sera all’Istituto Italiano di cultura abbiamo assistito, la mia professoressa, alcuni dei miei compagni e io, a un concerto di musica che doveva sottolineare i legami culturali che esistono tra Napoli e Parigi. Arrivati un po’ tardi, siamo entrati nella stanza affollata, dove sono stato subito colpito dall’apparente carattere classico di questa musica detta folklorica di origine napoletana. Infatti, l’oboe era accompagnato da un pianoforte, e questo duo mi ha ricordato per un attimo le sonate per clarinetto e pianoforte di Brahms. Soltanto l’interpretazione del pianista è stata ondeggiante, sincopata, e ha dato l’impressione di un lieve ritardo (forse desiderato) con l’oboe.

In realtà, è stato una brillante trovata: un brano classico intitolato Ricordo di Napoli della fine del XIXe secolo di Antonio Pasculli, che era un oboista e compositore italiano molto popolare a Napoli. Quindi la mia intuizione del carattere classico ma modernizzante di questa musica era giusta.

Le canzoni napoletane erano inevitabili, mentre i capricci (forma musicale propria del Barocco) mi hanno colpito grazie all’improvvisazione del violino. Questi brani si inseriscono perfettamente nella grande tradizione violinistica barocca, dove il clavicembalo (o il basso continuo, qui sostituito da un pianoforte) e il violino rivaleggiano in immaginazione. In particolare, pensiamo al violinista virtuoso Giuseppe Tartini, famoso per la sua Sonata del diavolo ; e soprattutto al più grande compositore per violino dell’epoca barocca, Arcangelo Corelli. Quest’ultimo ha lasciato una straordinaria libertà di interpretazione al musicista, con il brano finale del suo opus 5 (12 sonate per violino e cembalo), intitolato La Follia, e ha ispirato tanti diversi compositori dell’Europa barocca, per molti decenni.

Dopo è arrivata la tarantella di Rossini. Le tarantelle sono un insieme di danze e musiche tradizionali del sud dell’Italia. Quella che abbiamo sentito si intitola appunto La Danza.

Après un rêve (“Dopo un sogno”) ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità, perché è un brano di Fauré che piace molto a mia madre che lo conosce tuttavia sotto forma di un duetto tra violoncello e pianoforte – mentre qui la soprano ha sostituito il violoncello.

Ma il resto del concerto è risultato un po’ ‘stonato’, con la lunga introduzione della storia di Babar, di cui non vedo il legame che avrebbe voluto creare tra la Francia e l’Italia… Peccato, l’ambiente classico e riflessivo ha ceduto il posto ad una narrazione musicale senza grande interesse dal punto di vista poetico lato sensu.

Charles Moysan

 

La tradizione napoletana all’onore a Parigi!

Il 28 febbraio l’Istituto italiano di cultura di Parigi (IICP) ha organizzato un concerto in onore della musica popolare napoletana. La serata era divisa in due momenti. Prima, i Solisti Partenopei (cantanti e musicisti) hanno cantato dei brani lirici. In seguito, lo stesso insieme ha raccontato, in musica, la storia di Babar.

La prima parte ci è piaciuta di più perché corrispondeva all’attesa del pubblico. La seconda parte, più dedicata ai giovani, ci ha stupito. L’aggiunta di parole in dialetto nella storia non bastava a darle un tocco napoletano.

Le condizioni offerte dalla sala non erano ottime. La sala era affollata, tanta gente era in piedi, ciò malgrado la prenotazione web. Rispetto all’organizzazione dei luoghi culturali parigini, l’accesso libero alla sala ci è comunque sembrato più simpatico, benché un po’ “anarchico”. Speriamo di potere tornare presto all’IICP!

Paul-Amour Jouanaud