LIBRI A CONFRONTO. Il faccia a faccia culturale, proposto dagli studenti di L3

I TORBIDI RETROSCENA DELLA GUERRA  

Le assaggiatrici Rosella Postorino, Feltrinelli, 285 pagine, 17 €. Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018.

La paranza dei bambini, Roberto Saviano, Feltrinelli – 347 pagine – 18,50 €

Parliamo di due libri basati su fatti reali:

Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk, assaggiatrice per Hitler nella caserma di Krausendorf in Prussia, racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola. Roberto Saviano, attraverso una narrazione ansimante, affronta in questo romanzo una realtà napoletana terrificante legata alla cronaca più che alla fantasia.

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La vita quotidiana nella tana del lupo

Siamo nel 1943 vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler in Prussia. Hitler ha paura di essere avvelenato. Prende a caso una decina di donne del posto affinché siano le assaggiatrici dei suoi pasti. Tra queste Rosa ha ventisei anni ed è arrivata da Berlino appena una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito che combatte sul fronte russo. Quando Rosa entra per la prima volta nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. Le SS posano sotto i suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono. Ma la fame è piu forte della paura. « Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame ». Con le altre compagne di sventura rischia la vita ad ogni boccone e, dopo aver terminato il pasto, deve restare durante un’ora sotto osservazione in caserma. Le SS studiano le reazioni per essere sicure che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell’atmosfera chiusa della mensa forzata, sotto lo sguardo dei carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è la straniera, la « berlinese » : è difficile per lei ottenere benevolenza.

L’autrice dirige con sicurezza il coro delle assaggiatrici, definisce i loro caratteri e mantiene una suspense estrema. Il lettore trema ad ogni cucchiaiata, ad ogni boccone, ad ogni assaggio. Chi sono queste ragazze prese in trappola ? Chi morirà per prima ? Le une tradiranno le altre ? Quale sono le loro sperenze ? E se una di loro fosse una spia ? Tutte queste domande si accavallano in questo straziante romanzo.

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Vivi a Napoli e poi muori

Dopo il successo internazionale del suo primo libro Gomorra che descriveva la realtà economica della Camorra e della criminalità organizzata, Roberto Saviano, giornalista, scrittore et sceneggiatore, vive sotto scorta dal 2006. Saviano dedica il suo primo romanzo la Paranza dei Bambini a un nuovo fenomeno criminale napoletano: le baby-gang di Napoli del quartiere di Forcella.

La Paranza dei bambini è la storia di un gruppo di ragazzi tra dieci e diciotto anni, decisi a conquistare Napoli.

Sono ragazzini che si spostano con il motorino e sparano all’impazzata con pistole, controllando le strade del quartiere. Sono ragazzini che non hanno paura né del carcere né della morte. Non vogliono una vita banale come quella dei loro genitori. Sanno che l’unica possibilità a loro disposizione è quella di giocarsi subito la vita. “I soldi li ha chi se li prende, non chi sta ad aspettare che qualcuno glieli dia”. Desiderano occupare il posto lasciato vacante dai ormai anziani mafiosi. Paranza è diventato il soprannome dei gruppi di camorristi che pullulano a Napoli. La paranza è il nome delle barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca, la paranza napoletana inganna le persone che poi ammazza.

Un affresco dolente e potente su una generazione criminale appena nata e già perduta. Crudo, violento, con dialoghi vibranti e l’uso di un dialetto raffinato, il romanzo lascia un retrogusto amaro, e dà un colpo allo stomaco e ci mostra un universo senza scampo.

Entrambi i libri sono basati su fatti reali e ci mostrano i torbidi retroscena dei due “guerre” durante due momenti storici diversi e in due geografie lontane. Quello di Rosella Postorino, vincitrice del premio Campiello 2018 è senz’altro un tuffo nella realtà nascosta della seconda guerra mondiale, quello di Roberto Saviano galleggia sulla violenza odierna della camorra napoletana. Ai lettori lasciamo la scelta su quale romanzo leggere per primo e tuttavia ci sembra importante sottolineare che raramente la storia nazista è stata raccontata attraverso lo sguardo del popolo tedesco, non ebreo, che ha subito anche egli la violenza dei dirigenti dello stato.

Josée Lille

ASCOLTARE E “SENTIRE”, un concerto raccontato dagli studenti

IL CONCERTO DEL COMPLESSO SOLISTI PARTENOPEI A PARIGI (28 FEBBRAIO 2019, ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA) RACCONTATO DAGLI STUDENTI DI Licence 3

Con Carmen Osato (soprano), Marika Lombardi (oboe), Mirana Tutuianu (violino), Vittoria Scognamiglio (narratrice), Dore Cantella (piano), Pierfrancesco Borelli (piano e direttore dell’orchestra da camera).

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A Parigi con il complesso Solisti Partenopei in concerto

L’arte della musica del complesso i Solisti Partenopei incanta la nostra serata d’inverno indimenticabile presso l’Hotel Galliffet dell’Ambasciata d’Italia per l’anno 2019. I musicisti suonano i loro brani per pianoforte, oboe e violino con eccezionale virtuosismo. Mi piacciono l’interpretazione, la sensibilità e le sfumature degli spartiti musicali napoletani e francesi, tra Ricordi di Napoli per oboe e pianoforte del compositore Pasculli (XIXe secolo), le Canzoni Napoletane per soprano e pianoforte, fino alla storia di Babar composta da Francis Poulenc e recitata dall’attrice Vittoria Scognamiglio. La cantante lirica soprano Carmen Osato mi trasporta in uno straordinario viaggio musicale nei colori del sud d’Italia e nel cuore di Napoli con la sua interpretazione di canzoni napoletane. Il suo vestito rosso offre alla messa in scena una nota di tragica eleganza. Poi Carmen Bizet Osato affronta il repertorio di Georges Bizet per la gioia degli spettatori con l’aria di Michaela “Io dico che niente mi fa paura”. In questo concerto di musica da camera, i sei Solisti Partenopei mostrano la grande sinergia tra la cultura italiana e quella francese nel raggiungere le vette dell’arte musicale sotto la guida del direttore d’orchestra e pianista Pierfrancesco Borrelli e della direttrice artistica Dora Cantella, pianista concertista.

È stata una serata meravigliosa cullata dai ritmi della musica popolare e dotta, tra l’Italia e la Francia.

Isabelle Leduc

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Il concerto di musica all’Istituto Italiano di Cultura

L’altra sera all’Istituto Italiano di cultura abbiamo assistito, la mia professoressa, alcuni dei miei compagni e io, a un concerto di musica che doveva sottolineare i legami culturali che esistono tra Napoli e Parigi. Arrivati un po’ tardi, siamo entrati nella stanza affollata, dove sono stato subito colpito dall’apparente carattere classico di questa musica detta folklorica di origine napoletana. Infatti, l’oboe era accompagnato da un pianoforte, e questo duo mi ha ricordato per un attimo le sonate per clarinetto e pianoforte di Brahms. Soltanto l’interpretazione del pianista è stata ondeggiante, sincopata, e ha dato l’impressione di un lieve ritardo (forse desiderato) con l’oboe.

In realtà, è stato una brillante trovata: un brano classico intitolato Ricordo di Napoli della fine del XIXe secolo di Antonio Pasculli, che era un oboista e compositore italiano molto popolare a Napoli. Quindi la mia intuizione del carattere classico ma modernizzante di questa musica era giusta.

Le canzoni napoletane erano inevitabili, mentre i capricci (forma musicale propria del Barocco) mi hanno colpito grazie all’improvvisazione del violino. Questi brani si inseriscono perfettamente nella grande tradizione violinistica barocca, dove il clavicembalo (o il basso continuo, qui sostituito da un pianoforte) e il violino rivaleggiano in immaginazione. In particolare, pensiamo al violinista virtuoso Giuseppe Tartini, famoso per la sua Sonata del diavolo ; e soprattutto al più grande compositore per violino dell’epoca barocca, Arcangelo Corelli. Quest’ultimo ha lasciato una straordinaria libertà di interpretazione al musicista, con il brano finale del suo opus 5 (12 sonate per violino e cembalo), intitolato La Follia, e ha ispirato tanti diversi compositori dell’Europa barocca, per molti decenni.

Dopo è arrivata la tarantella di Rossini. Le tarantelle sono un insieme di danze e musiche tradizionali del sud dell’Italia. Quella che abbiamo sentito si intitola appunto La Danza.

Après un rêve (“Dopo un sogno”) ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità, perché è un brano di Fauré che piace molto a mia madre che lo conosce tuttavia sotto forma di un duetto tra violoncello e pianoforte – mentre qui la soprano ha sostituito il violoncello.

Ma il resto del concerto è risultato un po’ ‘stonato’, con la lunga introduzione della storia di Babar, di cui non vedo il legame che avrebbe voluto creare tra la Francia e l’Italia… Peccato, l’ambiente classico e riflessivo ha ceduto il posto ad una narrazione musicale senza grande interesse dal punto di vista poetico lato sensu.

Charles Moysan

 

La tradizione napoletana all’onore a Parigi!

Il 28 febbraio l’Istituto italiano di cultura di Parigi (IICP) ha organizzato un concerto in onore della musica popolare napoletana. La serata era divisa in due momenti. Prima, i Solisti Partenopei (cantanti e musicisti) hanno cantato dei brani lirici. In seguito, lo stesso insieme ha raccontato, in musica, la storia di Babar.

La prima parte ci è piaciuta di più perché corrispondeva all’attesa del pubblico. La seconda parte, più dedicata ai giovani, ci ha stupito. L’aggiunta di parole in dialetto nella storia non bastava a darle un tocco napoletano.

Le condizioni offerte dalla sala non erano ottime. La sala era affollata, tanta gente era in piedi, ciò malgrado la prenotazione web. Rispetto all’organizzazione dei luoghi culturali parigini, l’accesso libero alla sala ci è comunque sembrato più simpatico, benché un po’ “anarchico”. Speriamo di potere tornare presto all’IICP!

Paul-Amour Jouanaud